Nell’imminenza, domenica 6 novembre, dell ‘eid al adha, la festa islamica del sacrificio e dello sgozzamento, vorrei intervenire su ciò che in “1500 battute” della Voce di Mantova del 21 ottobre 2011, ha espresso Dino Bertolini sulla macellazione islamica della carne halal.
Egli ha allora deprecato che la Lav abbia dato credito alle “emerite bugie” di non meglio precisati mussulmani, che avrebbero assicurato che in Italia gli animali sarebbero storditi prima di essere sgozzati e lasciati morire per dissanguamento, una forma di pietà che del resto essi non sarebbero tenuti a esercitare, perché consente a loro di non praticarla una deroga della legislazione italiana che tutela “gli animali da inutili e crudeli sofferenze”, secondo la denuncia dell’ENPA, l’Ente Nazionale Protezione Animali.
Se Dino Bertolini avesse tempo e modo di leggere le pagine che in “ Maximum City, Bombay città degli eccessi”, Suketu Metha ha destinato alla celebrazione islamica di Bakri Id , alle pagine 189-194, avrebbe di che invocare l’apertura delle cateratte del cielo insieme con quella dei fondali terreni.
E’ terrificante la crudeltà verso il mondo animale cui può indurre una religione. Pietà verso gli animali, è sacrosanto e legittimo invocare, con il grande filosofo cristiano-kantiano Piero Martinetti, pretendendo che una legislazione che ne eviti inutili sofferenze sia fatta valere nei riguardi di tutti, nessuno escluso.
E nessun indebito riguardo interculturale può giustificare deroghe speciali, o che un’associazione animalista certifichi il falso, dando via libera alla macellazione senza stordimento preventivo dell’animale che sarà sgozzato. Ma la pietà per gli animali non può mai diventare una legittimazione della nostra disumanizzazione nei riguardi della specie umana, di chi è innanzitutto il nostro prossimo, proprio perché è lo straniero o in esso avvertiamo un nostro nemico.
E’ più che umano, quando la nostra capacità di amare è mortificata dagli uomini, rendersi “ sprezzator degli uomini” e donare tutto il proprio affetto all’innocenza animale. Ma non è condivisibile che l’affetto per gli animali sia razionalizzato in un ripudio argomentato e pubblicizzato di un intero universo umano, quale la immensa civiltà e popolazione islamica..
Rammento ancora vividamente quanto ebbe a dirmi un giovane tunisino della Crumiria, oramai tanti anni fa, raccontandomi delle lacrime che pianse per più giorni, quando per l’eid in famiglia venne sgozzato inesorabilmente l’agnellino che aveva più caro.
Tale festa dell’eid, con il sacrificio rituale di moltitudini sterminate di animali,” un massacro” come lo definisce Suketu Metha nelle sue pagine impressionanti cui mi sono riferito, è una carneficina che ricorda il sacrificio di un montone effettuato da Abramo, sostitutivo di quello che egli stava per compiere del figlio Isacco, perché così credeva che volesse Dio ( rimando in proposito a quanto ne scrive Vito Mancuso in Io e Dio, alle pagine 173-182, che condivido assolutamente).
Ora, prima ancora che della religione islamica, Abramo è un capostipite della religione ebraica e di quella cristiana. Nel suo nome, in cui echeggia il tremendo di ogni senso del sacro, l’uomo di presunta fede perfetta, inossidabilmente cristiano e occidentale, può dunque sentirsi obbligato a compiere in obbedienza al suo Dio un sacrificio maggiore di quello di un animale. Il sacrificio, di cui la Croce è il simbolo eterno testimoniale, che Dio stesso, come Amore trinitario, ha compiuto del Suo Figlio medesimo secondo il cristianesimo. Liberando l’uomo dalla richiesta di ogni ulteriore olocausto che non sia il sacrificio perenne di se medesimo..
Attenzione, dunque, rispetto e riguardo, allorché si affronta in tali questioni ciò che è fondamentale per ogni uomo, stando in ascolto di tutte le risonanze che assume ogni nostro discorso.
sabato 12 novembre 2011
giovedì 3 novembre 2011
the riverbank field
Quale mio omaggio alla grandezza poetica di Seamous Heaney, nostro concittadino onorario, e per il suo tramite a quella eccelsa di Virgilio, offro al pubblico dei lettori di questo giornale le mie traduzioni di tutti i testi poetici di mia conoscenza del poeta irlandese, Premio Nobel 1995, di cui il genio virgiliano è stato ispiratore.
Ogni mio atteggiarmi che appaia di disdegno di recenti dichiarazioni esautoranti l’ uno e l’altro, è puramente e deliberatamente intenzionale.
Da Catena Umana- Humain Chain 2010
The riverbank field
Il campo in riva al fiume
Ask me to translate what Loeb give as
“ In a retired vale … a sequestered grove”
And I’ll confound the Lethe in Moyola
By coming through Back Park down from Grove Hill
Across Long Rigs on the riverbank-
Which way, by happy chance, will take me past
The domos placidas, “those peaceful homes”
Of Upper Broagh. Moths then on evening water
It would have to be, not bees in sunlight,
Midge veils instead of lily beds; but stet
To all the rest: the willow leaves
Elysian-silvered, the grass so fully fledged
And unimprinted it can’t not conjure thoughts
Of passing spirit-troops, animae, quibus altera fato
Corpora debentur, “spirits”, that is,
“ to whom second bodies are owed by fate”.
And now to continue, as enjoined to often,
“ In my own words”
“All these presences
Once they have rolled time’s wheel a thousand years
Are summoned here to drink the river water
So that memories of this underworld are shed
And soul is longing to dwell in flesh and blood
Under the dome of the sky.
after Aeneid VI, 704-15, 748-51
Chiedimi ch’io ti traduca ciò che per Loeb 1
è “ in una solitaria valle…
un appartato bosco”2 e ti
trasfonderò il Lete nel Moyola,
pervenendo attraverso Back Park
giù da Grove Hill, per tutto Long Rigs
sino alla riva del fiume3- un percorso
che per un caso felice, mi porterà oltre
le domos placidas,4 “quelle placide case”
di Upper Broagh. Falene su acque serali
invece che api5 nella luce del sole,
invece che aiuole di gigli6
velami di moscerini; ma “stet”
sorga tutto il resto, come uguale,
le foglie di salice elisio-argentee,
l’erba dei prati così in resta 7,
e incalpestata, che non può
non evocare pensieri di schiere
di spiriti in transito , animae,
quibus altera fato corpora debentur, 8
“di spiriti”, cioè, “cui secondi corpi
siano attribuiti dal fato”.
Ed ora per continuare, come spesso
mi si ingiunse” con le mie parole”
“ Tutte queste presenze
Dopo che hanno fatto orbitare
Per mille anni la ruota del tempo
Sono convocate qui a bere Letee acque
A che vada persa ogni loro memoria
Di questo mondo a voi sotterraneo
E l’anima sia ardente di rientrare
In carne e sangue sotto la volta celeste9”
da Eneide VI, 704-15, 748-51
Commento
Il paesaggio terreno in cui transita il poeta è lo stesso umile paesaggio dell’ Irlanda del Nord dove trascorse la sua infanzia favolosa- da Seamus Heaney rievocato mirabilmente nelle pagine prosaiche di Attenzioni- e dove il fiume Moyola scorre in un parco- ma è tale la virtù della poesia, che al poeta basta che traduca Virgilio, secondo gli spunti che gli offre l’edizione Loeb, senza ancora ricorrere a parole sue, perché tale realtà si traduca a sua volta in quella ultraterrena dei Campi Elisi evocati da Virgilio nel canto VI dell’ Eneide, ed al contempo l’oltremondo si trasfonda nella realtà circostante che se ne fa apparenza, ne diventa la trasposizione e l’ inveramento nella sue più umili ed evanescenti vite animali, falene e moscerini. In virtù della parola poetica tale realtà naturale risulta talmente incontaminata, che i prati intatti ne sono diventati le estensioni elisie in cui possono essere di passaggio solo i puri spiriti, le sole presenze che possono transitarvi lasciandoli così integri. Come le acque del fiume Lete le parole poetiche tramutano a tal punto le cose, che rendono decidue le impronte dolorose di ogni traccia mnestica, e l’anima può smaniare di rifarsi nuovamente carne e sangue, di avere di nuovo, la misera, “lucis …dira cupido” ( Virgilio, Eneide VI, 721), come smaniano di riassumere un corpo le anime elisie dell’oltremondo virgiliano, che dalle acque del Lete siano state rese immemori della propria esistenza terrena antecedente.
Note
1) Seamus Heaney si riferisce all’edizione dell’Eneide edita dalla Loeb Classic Library
2) Eneide VI, 704-705 “Interea videt Aeneas in valle reducta/ Seclusum nemus et virgulta sonantia silvae”
3) “Se il lago Beg segnava un limite del terreno dell’immaginazione, Slieve Gallon ne segnava un altro. Slieve Gallon è una montagnola nella direzione opposta, che porta l’occhio sui pascoli e i terreni arati e i boschi lontani di Moyola Park, lontano verso Grove Hill e Back Park e Castledawson” Attenzioni, Preoccupations. Prose scelte 1968-1978 Editore Fazi, 2004, pg.9
4) Eneide VI, 705 “Lethaeumque ( Videt Aeneas) domos placidas qui praenatat amnem”. Sono le sedi dei beati che lambiscono le acque del Lete.
5) Eneide, VI, 706 -709 “Hunc circum innumerae gentes populique volabant:/Ac velut ij pratis ubi apes aestate serena / floribus insidunt variis et candida circum/ Lilia funduntur, strepit omnis murmure campus”.
6) Vedi nota precedente
7) Letteralmente “ impennata”, l’erba, in steli e spighe e infiorescenze, e dunque rigogliosa e composta come un piumaggio erto e compatto.
8) Virgiliio, VI, 713-715 : “Tum pater Anchises: animae, quibus altera fato/ corpora debentur, Lethaei ad fluminis undam/ Securos latices et longa oblivia potant”
9) Virgilio, Eneide, VI, 748-751 “ Has omnis, ubi mille rotam volvere per annos,/ Lethaeum ad fluvium deus evocat agmine magno, / Scilicet immemores supera ut convexa revisant/ Rursus et incipiant in corpore velle reverti”.
Ogni mio atteggiarmi che appaia di disdegno di recenti dichiarazioni esautoranti l’ uno e l’altro, è puramente e deliberatamente intenzionale.
Da Catena Umana- Humain Chain 2010
The riverbank field
Il campo in riva al fiume
Ask me to translate what Loeb give as
“ In a retired vale … a sequestered grove”
And I’ll confound the Lethe in Moyola
By coming through Back Park down from Grove Hill
Across Long Rigs on the riverbank-
Which way, by happy chance, will take me past
The domos placidas, “those peaceful homes”
Of Upper Broagh. Moths then on evening water
It would have to be, not bees in sunlight,
Midge veils instead of lily beds; but stet
To all the rest: the willow leaves
Elysian-silvered, the grass so fully fledged
And unimprinted it can’t not conjure thoughts
Of passing spirit-troops, animae, quibus altera fato
Corpora debentur, “spirits”, that is,
“ to whom second bodies are owed by fate”.
And now to continue, as enjoined to often,
“ In my own words”
“All these presences
Once they have rolled time’s wheel a thousand years
Are summoned here to drink the river water
So that memories of this underworld are shed
And soul is longing to dwell in flesh and blood
Under the dome of the sky.
after Aeneid VI, 704-15, 748-51
Chiedimi ch’io ti traduca ciò che per Loeb 1
è “ in una solitaria valle…
un appartato bosco”2 e ti
trasfonderò il Lete nel Moyola,
pervenendo attraverso Back Park
giù da Grove Hill, per tutto Long Rigs
sino alla riva del fiume3- un percorso
che per un caso felice, mi porterà oltre
le domos placidas,4 “quelle placide case”
di Upper Broagh. Falene su acque serali
invece che api5 nella luce del sole,
invece che aiuole di gigli6
velami di moscerini; ma “stet”
sorga tutto il resto, come uguale,
le foglie di salice elisio-argentee,
l’erba dei prati così in resta 7,
e incalpestata, che non può
non evocare pensieri di schiere
di spiriti in transito , animae,
quibus altera fato corpora debentur, 8
“di spiriti”, cioè, “cui secondi corpi
siano attribuiti dal fato”.
Ed ora per continuare, come spesso
mi si ingiunse” con le mie parole”
“ Tutte queste presenze
Dopo che hanno fatto orbitare
Per mille anni la ruota del tempo
Sono convocate qui a bere Letee acque
A che vada persa ogni loro memoria
Di questo mondo a voi sotterraneo
E l’anima sia ardente di rientrare
In carne e sangue sotto la volta celeste9”
da Eneide VI, 704-15, 748-51
Commento
Il paesaggio terreno in cui transita il poeta è lo stesso umile paesaggio dell’ Irlanda del Nord dove trascorse la sua infanzia favolosa- da Seamus Heaney rievocato mirabilmente nelle pagine prosaiche di Attenzioni- e dove il fiume Moyola scorre in un parco- ma è tale la virtù della poesia, che al poeta basta che traduca Virgilio, secondo gli spunti che gli offre l’edizione Loeb, senza ancora ricorrere a parole sue, perché tale realtà si traduca a sua volta in quella ultraterrena dei Campi Elisi evocati da Virgilio nel canto VI dell’ Eneide, ed al contempo l’oltremondo si trasfonda nella realtà circostante che se ne fa apparenza, ne diventa la trasposizione e l’ inveramento nella sue più umili ed evanescenti vite animali, falene e moscerini. In virtù della parola poetica tale realtà naturale risulta talmente incontaminata, che i prati intatti ne sono diventati le estensioni elisie in cui possono essere di passaggio solo i puri spiriti, le sole presenze che possono transitarvi lasciandoli così integri. Come le acque del fiume Lete le parole poetiche tramutano a tal punto le cose, che rendono decidue le impronte dolorose di ogni traccia mnestica, e l’anima può smaniare di rifarsi nuovamente carne e sangue, di avere di nuovo, la misera, “lucis …dira cupido” ( Virgilio, Eneide VI, 721), come smaniano di riassumere un corpo le anime elisie dell’oltremondo virgiliano, che dalle acque del Lete siano state rese immemori della propria esistenza terrena antecedente.
Note
1) Seamus Heaney si riferisce all’edizione dell’Eneide edita dalla Loeb Classic Library
2) Eneide VI, 704-705 “Interea videt Aeneas in valle reducta/ Seclusum nemus et virgulta sonantia silvae”
3) “Se il lago Beg segnava un limite del terreno dell’immaginazione, Slieve Gallon ne segnava un altro. Slieve Gallon è una montagnola nella direzione opposta, che porta l’occhio sui pascoli e i terreni arati e i boschi lontani di Moyola Park, lontano verso Grove Hill e Back Park e Castledawson” Attenzioni, Preoccupations. Prose scelte 1968-1978 Editore Fazi, 2004, pg.9
4) Eneide VI, 705 “Lethaeumque ( Videt Aeneas) domos placidas qui praenatat amnem”. Sono le sedi dei beati che lambiscono le acque del Lete.
5) Eneide, VI, 706 -709 “Hunc circum innumerae gentes populique volabant:/Ac velut ij pratis ubi apes aestate serena / floribus insidunt variis et candida circum/ Lilia funduntur, strepit omnis murmure campus”.
6) Vedi nota precedente
7) Letteralmente “ impennata”, l’erba, in steli e spighe e infiorescenze, e dunque rigogliosa e composta come un piumaggio erto e compatto.
8) Virgiliio, VI, 713-715 : “Tum pater Anchises: animae, quibus altera fato/ corpora debentur, Lethaei ad fluminis undam/ Securos latices et longa oblivia potant”
9) Virgilio, Eneide, VI, 748-751 “ Has omnis, ubi mille rotam volvere per annos,/ Lethaeum ad fluvium deus evocat agmine magno, / Scilicet immemores supera ut convexa revisant/ Rursus et incipiant in corpore velle reverti”.
Mantova virtuale (3 novembre 2011)
In merito a quanto Stefano Scansani sostiene nel suo intervento apparso su La Gazzetta di Mantova di Ognissanti, “Ci sorge un dubbio La provincia sta facendo niente?”, debbo dirmi pienamente concorde con le sue critiche alla destinazioni abituali degli spazi espositivi della casa del Mantegna e con le sue proposte alternative. La Casa del Mantegna va adibitas secondo le aspettative dei suoi visitatori che siano dei turisti, e finalizzarne gli spazi espositivi ad una visualizzazione dell’opera omnia del Mantegna, ripristinando ed integrando gli apparati virtuali della mostra del 2006, di modo che il frequentatore sia aggiornato sulle controversie interpretative e attributive e sulle risultanze dei lavori di restauro mantegneschi, è davvero un’idea eccellente. Si potrebbe estendere tale ideazione – oltre che alla Celeste galleria ducale-, anche al San Sebastiano per l’opera e la fortuna dell’Alberti, mediante un incanto scenico di proiezioni e prospezioni in cui siano coinvolti i modellini lignei che vi sono la giacenza della fortunata mostra “Leon Battista Alberti e l’architettura”, pur risalente al fatidico 2006. La fantasmagoria rigorosa dell’impianto potrebbe assicurare il buon esito dell’ordinaria apertura al pubblico del tempio. Lo stesso discorso potrebbe valere anche per il Museo della Città di Mantova, la cui sublime raffinatezza espositiva è incontestabile, ma a mio avviso non è ciò che vorrebbero ritrovarvi i suoi visitatori potenziali, che in un museo della Città -o in una sistemazione attigua, complementare a quella sussistente- forse amerebbero prima di tutto vedere esibite le mappe e le carte del passato di Mantova e provincia, e rinvenire le ricostruzioni virtuali e le immagini d’epoca, o pittoriche, dei mutamenti del volto architettonico e urbanistico della nostra città, quanto del paesaggio dei territori con cui essa è stata in relazione, dalle più remote origini sino a tutto il Novecento, un lavoro di equipe che può essere svolto in collaborazione con le più varie istituzioni culturali e scolastiche di città e provincia.
Tali proposte hanno il pregio di valorizzare innanzi tutto, divulgandolo attraverso la sua visualizzazione, l’immenso travaglio oscuro, quanto preziosissimo, degli studi e delle pubblicazioni remote e recenti dei tanti nostri bravissimi ricercatori locali, senza che si debba necessariamente invocare il soccorso di certi esperti “esterni” di grido, pilotati in Mantova dai vertici politici che vi siano in auge.
I risvolti polemici dell’intervento benemerito di Stefano Scansani lasciano tuttavia scoperto il fianco ai legittimi risentimenti di “ pittori, scultori, grafici e mercanti” galleristi, contro i quali egli ha scientemente acuminato i suoi strali, giacché tutti quanti costoro possono obiettargli che il loro sfratto dalla Casa del Mantegna, di cui a suo dire abuserebbero “come se la Casa fosse una galleria”, richiede che dalla Provincia siano garantiti, reperiti e messi a loro disposizione centri espositivi alternativi ed equivalenti, da destinare alle mostre che per davvero sono imprescindibili, tra quelle di dubbia natura che hanno finora trovato spazio nella Casa del Mantegna. La cultura della nostra città, - si può già ben immaginare che gli ribadiscano-, non ha da essere la sola “ricerca di Mantova com’era”, ma inseparabilmente l’indagine di come è ora Mantova, e la prefigurazione di come Mantova potrà o dovrà essere in futuro, – traendo dal passato, si può ben convenire, le profondità prospettiche che evitino l'appiattimento mentale nei modi in cui il presente già pensa se stesso senza venire a capo di niente.
Ed è infine ugualmente innegabile che le mostre delle gallerie per venali che siano, a fine eminente di lucro, spesso permangono indispensabili a che le singole esperienze artistiche e progettuali assumano un senso condiviso e più compiuto, che siano esperienze già successe o ancora in corso, come è innegabile che occorre che trovino adeguata sede illustrativa e diffusiva i vari delineamenti dell’avvenire della nostra città, quali ad esempio quelli che vengono elaborati dalla cerchia degli allievi dell’architetto Maria Cristina Treu, adibendone le esposizioni a laboratori che siano cantieri ideativi aperti al contributo creativo della stessa cittadinanza.
Odorico Bergamaschi
martedì 5 maggio 2009
Mantova Sik
domenica 3 maggio 2009
Nel mondo come voglio che sia ( Mantova Sik)
"Eri fuori? Ti ho telefonato più volte, prima, e non hai risposto" mi ha premesso Kallu, nel chiamarmi dal suo villaggio, dove sta insieme a Bimla e ai suoi bambini per un marriage party, nelle funzioni di barbiere sostituendovi il padre che ha disturbi agli occhi." Si, ero fuori. Ero in India..."" In India? In quale città dell India?" Kallu ha soggiunto, stando al gioco."Te lo dirò quando sarò io a ricontattarti.E quando l' ho richiamato, ho iniziato a chiarire il senso della mia battuta." In what India City?Mantova! Ero in Mantova, e Mantova ora è una città dell India, perchè i Sikh vi celebrano la loro festa, la festa del Vaisaki.E ho cominciato a raccontargli come la festa mi abbia catturato, mentre stavo in casa, dopo mezzogiorno, e mi predisponevo per andare più tardi da mia madre a Modena,quando ho cominciato a sentire un rullare sempre più forte di tabla, di tamburi,sono accorso alla finestre , e al di là del cortile, in strada, ho iniziato a vedere la testa del corteo che sfilava, cinque portatori di bandiera con gli emblemi sik- le due scimitarre, il pugnale a due tagli e il disco del kandha - seguiti dai cinque sacerdoti delle cinque spade, che erano stati appena preceduti da delle donne che spazzavano la stradae da degli uomini che l'aspergevano per purificarla
al passaggio successivo del carro che custodiva una copia dell' Adi Sri Guru Granth Sahib, il libro sacro del Sikkhismo,
che un uomo venerabile preservava da ogni impurità sventagliando un chauri sopra i drappi che lo ricoprivano,dietro gli uomini con gli stendardi, sik in turbanti o coperti dei fazzoletti arancione della loro feei, le donne d'ogni età e condizione con i bambini, i più piccoli nei passeggini, luminose dei coloridelle loro salavar qamiz. " Kallu, sono entrato nel corteo e mi sono ritrovato in India, ero a Mantova e in India nello stesso tempo, senza prendere biglietto o volo aereo, sotto lo stesso sole meraviglioso"Ma qui, sono 44-45 gradi, in Khajuraho..." mi ha corretto Kailash.E gli ho raccontato delle tante, tante donne tra i Sik barbuti, degli uomini che offrivano frutta , samosa, dahli, mango juice e pani,ai partecipanti e a chi sulle porte, lungo la strada assisteva alla continua e festosa, rumorosa processione, che tra suoni e canti sfilava tra le chiese cristiane, chiuse e refrattarie nell' ora meridiana, nella impossibilità impassibile di allestirne di simili,
come nei tempi della mia infanzia,
sui varchi che si aprivano nei cortei,
e le pause che si producevano, per assicurare lo svolgersi dei duelli rituali di gatka, con spade, , catene.... bastoni
finché il corteo non è defluito e si è disteso all ombra dei tigli e sotto il sole degli spiazzi del palazzo Te,
non è iniziata sul palco la cerimonia finale, tra i cantori allineati, come nei padiglioni dell Hard Mela, di tre inverni or sono, in Allahabad...
" What beautiful, What Beatiful. .." Kailash ero in India, e Mancavi solo tu...tra i punjabi tra i quali tea pco farò ritorno.Felice di essere nel mondo come vorrei che fosse, come sarà all 'Avvento.
Nel mondo come voglio che sia ( Mantova Sik)
"Eri fuori? Ti ho telefonato più volte, prima, e non hai risposto" mi ha premesso Kallu, nel chiamarmi dal suo villaggio, dove sta insieme a Bimla e ai suoi bambini per un marriage party, nelle funzioni di barbiere sostituendovi il padre che ha disturbi agli occhi." Si, ero fuori. Ero in India..."" In India? In quale città dell India?" Kallu ha soggiunto, stando al gioco."Te lo dirò quando sarò io a ricontattarti.E quando l' ho richiamato, ho iniziato a chiarire il senso della mia battuta." In what India City?Mantova! Ero in Mantova, e Mantova ora è una città dell India, perchè i Sikh vi celebrano la loro festa, la festa del Vaisaki.E ho cominciato a raccontargli come la festa mi abbia catturato, mentre stavo in casa, dopo mezzogiorno, e mi predisponevo per andare più tardi da mia madre a Modena,quando ho cominciato a sentire un rullare sempre più forte di tabla, di tamburi,sono accorso alla finestre , e al di là del cortile, in strada, ho iniziato a vedere la testa del corteo che sfilava, cinque portatori di bandiera con gli emblemi sik- le due scimitarre, il pugnale a due tagli e il disco del kandha - seguiti dai cinque sacerdoti delle cinque spade, che erano stati appena preceduti da delle donne che spazzavano la stradae da degli uomini che l'aspergevano per purificarla
al passaggio successivo del carro che custodiva una copia dell' Adi Sri Guru Granth Sahib, il libro sacro del Sikkhismo,
che un uomo venerabile preservava da ogni impurità sventagliando un chauri sopra i drappi che lo ricoprivano,dietro gli uomini con gli stendardi, sik in turbanti o coperti dei fazzoletti arancione della loro feei, le donne d'ogni età e condizione con i bambini, i più piccoli nei passeggini, luminose dei coloridelle loro salavar qamiz. " Kallu, sono entrato nel corteo e mi sono ritrovato in India, ero a Mantova e in India nello stesso tempo, senza prendere biglietto o volo aereo, sotto lo stesso sole meraviglioso"Ma qui, sono 44-45 gradi, in Khajuraho..." mi ha corretto Kailash.E gli ho raccontato delle tante, tante donne tra i Sik barbuti, degli uomini che offrivano frutta , samosa, dahli, mango juice e pani,ai partecipanti e a chi sulle porte, lungo la strada assisteva alla continua e festosa, rumorosa processione, che tra suoni e canti sfilava tra le chiese cristiane, chiuse e refrattarie nell' ora meridiana, nella impossibilità impassibile di allestirne di simili,
come nei tempi della mia infanzia,
sui varchi che si aprivano nei cortei,
e le pause che si producevano, per assicurare lo svolgersi dei duelli rituali di gatka, con spade, , catene.... bastoni
finché il corteo non è defluito e si è disteso all ombra dei tigli e sotto il sole degli spiazzi del palazzo Te,
non è iniziata sul palco la cerimonia finale, tra i cantori allineati, come nei padiglioni dell Hard Mela, di tre inverni or sono, in Allahabad...
" What beautiful, What Beatiful. .." Kailash ero in India, e Mancavi solo tu...tra i punjabi tra i quali tea pco farò ritorno.Felice di essere nel mondo come vorrei che fosse, come sarà all 'Avvento.
venerdì 6 febbraio 2009
sabato 25 ottobre 2008
L'umbratilità di Mantova
L'"umbratilità" di Mantova , di cui ho già detto, -il chiaroscurarsi di ogni universalità classica nelle circostanze dell' ora prerente e di un determinato paesaggio, secondo la variabilità dell'umore temperamentale del singolo artista in cui la sua forma generale viene ad espressione, -non è forse da ricercarsi nel compenetrarsi degli opposti caratteri della sua genesi culturale, l'essere uno degli estremi avamposti nordici della universalità solare della mediterraneità latina entro la continentalità lombarda, la Roma Padana favoleggiata dai suoi principi, per il tramite toscano che ne ha rianimato l'origine etrusca, e l'essere estrema propaggine meridionale dell'universo germanico, l'ultima marca e il presidio militare terminale di quell'ordine severo e bizzarro, nel suo discendere a valle oltre Trento, e Verona, fino alle sue fortificazioni ultime attestate sul Po? Ove le due diverse maniere si confondono e non sfocano l' una nell'altra , l'un l'altra non si avversano?
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