giovedì 28 giugno 2012

il sisma delle nostre Basse

Quanto al sisma delle nostre Basse, io vorrei che almeno si fosse all’altezza del compito, per arduo che sia affrontarlo, in quanto richiede l’ elaborazione del lutto di perdute cose e di perdute memorie di intere comunità . Relativizzandolo, si può immaginare che in Giappone tale sisma sarebbe stato poco più che un soprassalto, che in Iran, in Pakistan, o in India, avrebbe causato migliaia di morti anziché poco più di una ventina di decessi. Esso resta tuttavia una catastrofe affettivo- memoriale ed economico-sociale immane, lo dico anche a raffronto con il sisma di Bam, in Iran, cui sono stato di ritorno l’estate seguente, perchè il suo verificarsi è risultato colpevolmente inatteso, ed è accaduto in una fase di acuta recessione economica, che volatilizza aiuti e solidarietà. Abitati come Mirandola centro e Concordia sono oramai città morte.


Nei media locali di Mantova sulla scia di una comparsata disgraziata di Vittorio Sgarbi nelle nostre Basse,ha trovato spazio  l’irresponsabilità estrema, alla parola d’ordine “ salviamo anche l irrecuperabile”,  laddove anche salvare il recuperabile eccede le possibilità effettive.

Un mio compaesano- l’amico Cavalletta Luciano- domenica scorsa mi ha così sintetizzato come a suo vedere stanno le cose: “ C’è poco da fare, quando c’è un morto in casa occorre seppellirlo”, esprimendo l’apprensione di fondo per come si rallentano o si paralizzano il ripristino di edifici e centri abitati, la messa in sicurezza o la demolizione di quelli pericolanti che tengono in scacco la ripresa della vita generale, questioni che sono assillanti più che il rifinanziamento stesso delle attività economiche, che in certa misura si sta avviando, per quanto si sia più solleciti a risollevare e a mettere a norma i capannoni industriali che gli edifici agricoli. Temo, purtroppo, che la realtà già ci imponga piuttosto, ancor più drasticamente, di lasciare evangelicamente che i morti seppelliscano i morti, perchè i vivi non ne siano vampirizzati, e che coloro a cui può essere consentito, in particolare i giovani- debbano essere indirizzati a cercare altrove fortuna, se la loro formazione richiede impieghi in attività di servizio urbane,- o rururbane- Se così seguitano a stare le cose, è previsione scontata che i centri abitati dei nostri paesi diventeranno zombies, all’ombra sis(mat)ica di campanili e chiese, e che ad essi subentreranno propaggini periferiche amministrativo-scolastico-sanitarie di fortuna, vuoi in mancanza di fondi e di possibilità di intervento congrui, vuoi per il sovrapporsi burocratico di vincoli di rispetto del paesaggio al limite del grottesco- che impongono che anche il fienile e la barchessa siano ricostruiti esattamente così com’erano e nei materiali di cui erano fatti prima del crollo. Suppongo che a tal punto occorrerà recuperare virtualmente come fossero edificate le terramare palafitticole, le dimore etrusche del Forcello o le tezze di legno e di cannicciati dei contadini poveri delle età pre-moderne, perché altrimenti le Sovraintendenze non daranno il nulla osta a che si insedino fabbricati di legno emergenziali , in quanto sarebbero difformi dall’edilizia rurale locale tradizionale ( sic in quel di Carpi). È facilmente preventivabile che l’incrociarsi ulteriore di veti e dogmatismi di Sovrintendenze e Curie determinerà, fatalmente, un immobilismo fantasmatico che aggiungerà ulteriori loghini e fienili ruderali,a quelli che già costellano da immemore tempo e senza indurre al loro restauro le nostre campagne, tanto più che nel ripullularvi rigoglioso del boschivo planiziale, già la natura la fa da gran padrona tra i loro resti , con il beneplacito beninteso di Italia Nostra, che in nome della pari dignità di tutte le vestigia del passato, in alcuni suoi esponenti grida allo scandalo anche per gli smontaggi controllati. E sai che futuro avrà l’agriturismo che stava prosperando in zona, quando nemmeno dalle città capoluogo delle province e dai dintorni ci si reca più visita e conforto alle popolazioni terremotate.

Quanto a Mantova, temo che il sisma vi avrà ripercussioni più gravi che in Modena stessa, anche se sembrerebbe vero il contrario stando alle misure cautelative che vi sono state assunte, giacché in Modena, a differenza che in Mantova, tutte le chiese storiche permangono chiuse, e la Chiesa per davvero è Chiesa terremotata di tutti i terremotati. Temo che ciononostante il sisma abbia colpito più duramente la nostra città, perché è stata la sincope che ha debilitato una comunità che da un decennio, almeno, versa in grave declino amministrativo e partecipativo, nel vuoto di una depressione generale politico-culturale...

sabato 23 giugno 2012

A Matteo Cazzulani, sulle mie memorie sismiche

Matteo Cazzulani 23 giugno 10.29.51

Caro Odorico, Scusami se ti secco in privato, ma volevo chiederti la possibilità di un incontro per intervistarti. Sarebbe utile per la causa mantovana se potessi illustrarmi quanto sai in merito alla situazione geologica e della tettonica nel mantovano e più in generale, in Italia. La cosa resta ovviamente riservata se lo desideri, mi servono con una certa urgenza solo i contenuti. Grazie in anticipo: sia io che Daniele ( Marconcini) te ne saremo molto grati. Un Saluto

Caro Matteo,
ti ringrazio di cuore della tua richiesta, non mi stai seccando affatto, purtroppo non ne so gran che di più di quanto ti ho già detto. Al fatto che nelle Bassa la terra boje fa riferimento anche un agricoltore locale in un articolo apparso sulla Gazzetta di mantova sull'orcolat. Dalla mia memoria esce il ricordo vivissimo di scosse sismiche di tale sconquasso- pur senza danni- che mi svegliarono insieme con la mia famiglia nel cuore della notte, quando si viveva in Malcantone di San Giacomo delle Segnate, quindi ben prima del terremoto che ebbe l'epicentro in Novellara. Ho il vago ricordo che l'evento sismico non lo si sia drammatizzato perchè l'epicentro fu localizzato nell'Alto Modenese. Ma credo che parlino di per se sia il dato recente che delle scosse sismiche verificatesi nella stessa area emiliana agli inizi di quest anno io ne abbia avuto comodamente notizia standomene in India, mentre non è stato diffuso alcun allarme civile in Italia, che la sfasatura temporanea tra la presa di coscienza ufficiale della sismicità della nostra area nel 2003, e l'obbligatorietà in loco di criteri costruttivi antisismici solo a iniziare solo dal 2009, se le date sono precise. Un ricordo di viaggio che è desolante sullo stato dell'arte in Italia, è un un mio incontro con un archeologo italiano in Leptis Magna, che in seguito ad un accordo tra un' Università di Roma e i ministeri libici, provvedeva a dun restauro antisismico di un arco trionfale romano, ai tempi della Libia di Gheddafi (!!!). Un saluto Odorico

venerdì 22 giugno 2012

scossa che scuote e livella

Egregio Scansani,
sono Odorico Bergamaschi, ex insegnante, poligrafo- web
La ringrazio vivamente di avere dato spazio nella Gazzetta di Mantova di oggi al mio intervento titolato “ Scossa che scuote e livella”, tra le Testimonianze dei lettori, tuttavia esso vi presenta dei tagli che avrei preferito che fossero concordati con me via mail, o personalmente, oppure che venissero evitati, eventualmente cambiando destinazione e impaginazione o caratteri del mio scritto, per il semplice motivo che fanno risultare particolarmente ruvide e grezze le mie attenzioni riservate alla Diocesi di Mantova , e carenti di circospezione le formulazioni dei miei timori che non si riveli in grado di affrontare in termini universalmente cristiani la catastrofe sismica. Il passo che è stato tagliato all’altezza di “ rimaste impaurite nelle tende” era il seguente : “Ma ( la Chiesa) sarà così in grado, per non incorrere altrimenti nel discredito, di attendere a sacralizzare il secolare e a secolarizzare il sacro, come richiedono le circostanze ed è il suo compito da sempre, evitando di curarsi delle anime che stanno nelle chiese più di quelle rimaste impaurite nelle tende o che sono già al lavoro nei campi, più delle macerie dei propri luoghi di culto che di quelle di capannoni e fienili e case, e saprà spezzare il pane e versare il vino sugli altari come sui tavoli domestici e di lavoro, pregare attraverso la preghiera come attraverso il dispendio di forza lavoro e d’amore solidale? “, cui faceva seguito questa conclusione:
“Ma così, risulta evidente, non è stato e non sarà consumato- ossia adempiuto- che ciò che era già ed ovunque è nelle cose. Che ciò cui è vano opporre resistenza.”
Il brano in questione intendeva dare un respiro spirituale ad una mia preoccupazione che non è motivata solo dalle legittime riserve dei concittadini contribuenti, comunque la pensino, nel sentirsi obbligati a devolvere contributi per “salvare anche l’ irrecuperabile” del patrimonio ecclesiastico, -parola di Sgarbi, no?-, quando vi invitavo la Chiesa a non considerare eucaristica la sola comunione e condivisione della messa, a ritenere preghiera la stessa attenzione e cura di ogni nostro “essere per gli altri”, che è il cristianesimo implicito anche dell’ateo, ossia il cristianesimo “non religioso” che davvero mi preme.
In termini schietti temo infatti che anche per cause di forze maggiore e indipendenti dalle disposizioni spirituali dei nostri prelati, in parole ed opere la Curia stia immedesimando il popolo di Dio da soccorrere con i soli parrocchiani e diocesani, la Casa di Dio con i propri edifici di culto, e pur dalla mia postazione isolata, mi è parso di avvertire un’insofferenza crescente nei riguardi di tali atteggiamenti, e nemmeno tanto larvata, quando come a Poggio Rusco sento l’opposizione a Rinaldoni lamentarsi di un paese tenuto “in scacco” dalla salvaguardia “della Chiesa e di due palazzoni”, ossia in ostaggio della Curia, io leggo tra le righe.
E mi è inquietante il percepire il riemergere della nostalgia dei tempi di Don Camillo e dell’onorevole Peppone, in ciò che Sgarbi a riflettori e bollori spenti ha detto a Daniele Marconcini che lo intervistava nell’Abbazia del Polirone, quando riavviando l’intervista sento il notorio critico d’arte che suggerisce che nei paesi sindaco e prete se la vedano tra loro su come spartirsi i soldi che sopraggiungano, o in quanto si reclama in una lettera alla Voce di Mantova di questi giorni, allorché la sua autrice vorrebbe imporre al nostro Vescovo l’imperio dei suoi rimpianti memoriali, e uscita “fuor di ciclabile” invoca che la Curia di Mantova sieda nella cabina di comando degli interventi finanziari di soccorso con “ inzittibile potestà decisionale”, al fine, con una autentica crociata, di imporvi il salvataggio di ogni nostra chiesa in virtù di considerazioni puramente umano-affettive.
( E ciò mi angustia tuttora parecchio, anche se mi si può prevenire che sopravvaluto il pericolo, che ogni controversia è stata già sciolta in partenza, talmente esigui sono i flussi di spesa effettivamente disponibili o in fase di stanziamento per i nostri terremotati).
Spero che lei non me ne voglia delle malinconie ossessive che le ho diagnosticato.
In India devo vedermela a riguardo con l’opera storico-letteraria di Dalrymple, nella mia credenza che il moderno non estingua automaticamente il bello e il sacro, e che possa piuttosto ravvivarli, anzi, che spesso, con rimandi anche consapevoli, faccia rivivere in forme proprie il bello e il sacro dell’ antico e dei canoni liturgici, in opere che rimangono mirabilmente misconosciute.
Del resto lei sa più di ogni altro che “la Mantova di sempre” non è mai esistita, che nei paesi attuali della Bassa resta oramai solo una larva dei paesi in cui siamo nati ed abbiamo vissuto, e che i volti delle persone che vi abbiamo conosciuto ed amato possiamo oramai ritrovarli, quasi tutti, solo effigiati sulle lapidi delle loro sepolture cimiteriali.
Con i più cordiali saluti
Odorico Bergamaschi

Qualora intenda pubblicare questa comunicazione, per quanto mi riguarda “ ne ha piena facoltà”-

mercoledì 20 giugno 2012

Monsignore, verso la vetta del campanile




Monsignor Busti finanche si avventura in gru verso la sommità del campanile di Santa Barbara
Ci risiamo, temo.
Il popolo di Dio sono i propri parrocchiani terremotati, la Casa di Dio le sue Chiese e i suoi campanili...da privilegiare nei finanziamenti della ricostruzione, si risà
da semplice ex insegnante di Geografia, materia ammirevole e splendida, negletta da insegnanti di Lettere e dirigenti e ordinamenti scolastici, posso dire che invece la sismicità della nostra area era saputa e risaputa, al punto che nei manuali divulgativi o nei supporti di informazione si ipotizzava una riduzione a lago dell'Adriatico settentrionale, a seguito della torsione verso nord Est degli Appennini . da ex abitante dell'area posso dire che da che ero bambino la si sentiva "ribollire", che il risveglio nella notte per eventi sismici mi è accaduto più volte.
Perchè, mi ha chiesto Matteo Cazzulani, giovane geosismiologo,non avete lanciato l'allarme prima allora?

Personalmente non faccio parte di alcuna comunità scientifica, gli ho replicato, e mi era già arduo farmi sentire in classe da studenti- anche della Bassa che trema- che mi rendevano la vita impossibile in classe. Quanto a geografi e sismologi, non so dei loro dibattiti interni, non solo teorici, o disinteressati, presumo, quanto mi va da dirti, è che è da decenni che da parte di opinionisti critici come il defunto Ronchey e Antonio Stella si lancia l'allarme sul dato di fatto che le falde del Vesuvio sono l'area sismica più pericolosa del mondo ( sul Corriere della Sera, non su bollettini specialistici...) Forse che il terremoto delle Basse ha minimante perturbato il torpore delle amministrazioni e delle popolazioni insediatevi, per resipiscenza di riflesso ( lasciando perdere le esondazioni " oramai a orolgeria",a differenza dei sismi) Grazie del fuorisacco che mi hai consentito

venerdì 15 giugno 2012

Quella casa ormai perduta

Una lettera dalla zona terremotata del basso mantovano (presa dalla Gazzetta di Mantova di oggi): "Quella casa ormai perduta, sembra dormire intatta, ma è morta del tutto. Portandosi via un pezzo di vita".
Due settimane dal terremoto. Non mi sembra vero. Mi alzo la mattina e non so come muovermi, arriva sera ed io mi chiedo «Che cosa ho fatto oggi?». Praticamente cerco di riorganizzarmi, ma tutto ...è così? complicato. Guardo la mia casa, immobile, ferma dove l'hanno lasciata 30 secondi di inferno, sradicandola dalle sue fondamenta, facendola ruotare e perdere ogni stabilità strutturale. Vista così, con i suoi gerani sul balcone, le finestre ancora socchiuse, sembra più dormire che morta del tutto. Le crepe si vedono appena, per la pendenza sul fianco ci vuole l'occhio clinico, ma dentro è tutta una rovina. Mobili, vestiti, libri, fotografie, segni di una vita coperti da polvere e calcinacci, irrecuperabili perché la staticità compromessa della casa non permette di entrare, solo l'intervento generoso di alcuni vigili del fuoco attrezzati ha permesso di portare fuori documenti, medicine, oggetti di prima necessità. Comunque sono una sfollata “fortunata”, mio figlio ha ospitato noi genitori e suo fratello nel suo appartamento, anche se dormire al secondo piano è come “non dormire”, ad ogni vibrazione siamo già lungo le scale. Riusciamo a lavarci e mangiare, ed è già molto, ma di notte è tutt'altra cosa, il sonno è fatto da mille passacör, da quell'entrare ed uscire dai sogni per cui, al mattino, la mente è più stanca della sera precedente. Sono arrivati gli inviti a pranzo, il classico «chiedi se hai bisogno», ma devo cominciare a riorganizzare la mia vita, e posso farlo ripartendo dalla quotidianità: al mattino vado a prendere il giornale, lo leggo, poi vado a fare la spesa, comprando qualcosa da mangiare e qualcosa per il bagno, anche se non so bene cosa mi serve, lo faccio per mantenermi allenata. Ora sono tornata al lavoro. Ma il pensiero fisso è su quella casa, in cui ho cresciuto i miei figli e nella quale conservo parte della mia vita: i libri su cui ho studiato e quelli che ho semplicemente letto, le fotografie dei battesimi, delle comunioni, degli anni scolastici, il presepe smontato in soffitta, le scatole dei lego, le cassette registrate, i mobili scelti ed acquistati nel tempo. Come si torna a vivere? Come ci si lascia alle spalle tutta una serie di consuetudini per cercare un nuovo ambiente domestico, ove riunire la famiglia, ove sentirsi protetti, circondati da mura sicure? Per capire a fondo un evento così doloroso, bisogna subirlo sulla propria pelle: se uno si schiaccia un dito, soffre per quello e non per la testa rotta del vicino. Così per un terremoto: ero solidale con chi lo subiva, mi dispiaceva tanto, inviavo un'offerta, ma la sera dormivo nel mio letto, e i miei figli nella stanza accanto. Adesso anche noi sappiamo cos'è la paura e com'è difficile ripartire, facendo finta di non avere amato quelle stanze, di non avere speso anni di stipendi per sistemare tetti, finestre, rifare un bagno. La mia fede mi porta a dire ''Poteva andare peggio, siamo vivi'', ma la mia parte emotiva mi porta invece ad adirarmi, perché lo Stato dovrebbe fare tante meno chiacchiere e tanti più fatti, ed in tempi rapidi, perché non tutti i Comuni dovrebbero dichiararsi “zona terremotata”, togliendo risorse a chi ne ha bisogno e diritto, perché la stampa dovrebbe rilevare e dare risalto ai punti critici che colpiscono direttamente le persone, perché mi sento sola e confusa e vorrei poter tornare a casa mia. (Una cittadina di Quistello).

irresponsabile ( Vittorio Sgarbi) 15 giugno 2012

Irresponsabile, irresponsabile, fuori di ogni grazia, Vittorio Sgarbi nella sua comparsata turbolenta nella nostra Bassa, che è stata edita oggi 15 giugno 2012 sulla Gazzetta di Mantova, l'ennesima manifestazione concitata e febbrile di un suo delirio di onnipotenza neuro-infantile, vociante tra le nostre disgrazie al grido di guerra “bisogna salvare anche l’irrecuperabile”, che ne è stata l'espressione insopportabile di un'egoità assolutamente irriguardosa delle persone afflitte dal sisma e delle loro catastrofi affettive, delle loro necessità vitali più urgenti e di difficoltà e rischi che assillano e incombono, uno strillare, un gridare, uno strigliare, un intimidire , un mettere in riga, tutto un finto volere e potere di fare e darsi da fare, che ha solo tutto il clamore effervescente dello scoppio di una bolla d’aria, di ciò che per Montale fu il grande Big Bang, ossia solo lo Scoppio del ridicolo..
Per ritrovare il senso umano della realtà, invito i lettori della Gazzetta a leggere e rileggere, piuttosto, in data odierna, a pg 11 “ Quella casa ormai perduta”, tra le Testimonianze dei lettori, un documento di vera umanità di R. C. di Quistello, una vera scrittura, bellissima, che rende effettivamente compartecipi della drammaticità così difficile a comprendere del nostro sisma fantasma nelle sue parvenze mediatiche.

redazione originaria Irresponsabile, irresponsabile, Vittorio Sgarbi, nella sua comparsata turbolenta nelle nostre basse, edita oggi sulla Gazzetta di Mantova, un delirio di onnipotenza neuro-infantile, concitato e febbrile, al grido di guerra “bisogna salvare anche l’irrecuperabile”, assolutamente irriguardoso delle persone afflitte dal sisma e delle loro catastrofi affettive, delle loro necessità vitali più urgen...ti e di difficoltà e rischi che assillano, che nella sua visuale non rientrano affatto, uno strillare, un gridare, uno strigliare, un intimidire , un mettere in riga, tutto un finto potere e darsi da fare, che ha tutto il clamore effervescente dello scoppio di una bolla d’aria, di ciò che per Montale fu il grande Big Bang, ossia lo Scoppio del ridicolo..
Per ritrovare il senso umano della realtà, invito i lettori della Gazzetta a leggere e rileggere, piuttosto, in data odierna, a pg 11 “ Quella casa ormai perduta”, tra le Testimonianze dei lettori, un documento di vera umanità di R, C. di Quistello, una vera scrittura, che rende effettivamente compartecipi della drammaticità così difficile a comprendere del nostro sisma fantasma nelle sue parvenze mediatiche